
Counseling per i genitori in rima
Data: Sabato, 27 dicembre @ 20:52:31 CET Argomento: Famiglia
Il counseling rivolto ai genitori
ha come scopo,
questo è ormai provato,
di sostenere a casa ed anche fuori,
del terapista lo sforzo e l’operato.
È inutile, si dice giustamente,
che al bambino si faccia terapia
se poi in famiglia, inesorabilmente,
di più si aggrava la patologia.
Così un manipolo di incauti ed entusiasti
psicologi dalle ottime intenzioni
si dedica ad aggiustare tutti i guasti
prodotti a casa da tre generazioni…
Ai genitori attoniti e perplessi
si spiega con dovizia di dettagli
che (affinché il pargolo faccia dei progressi)
è indispensabile evitare certi sbagli.
Servono regole, limiti, fermezza
uniti alla presenza e all’attenzione,
non guasta un pizzico di autorevolezza
insieme a tanto affetto e comprensione.
Solo così, sentendosi protetto
e, al tempo stesso, amato e contenuto
potrà il bambino apprendere il rispetto
e non provar l’angoscia del rifiuto.
E perchè esprima al meglio e in modo attivo
le potenzialità e la fantasia
serve un atteggiamento positivo
che favorisca la sua autonomia…
“L’autonomia? Ma lei vuole scherzare?”
Trasecola la mamma sconcertata
“Se è dalla nascita che fa quel che gli pare!
Non crede che già l’abbia conquistata?”
“E poi limiti, regole…ma scusi
lei non lo sa che i tempi son cambiati?”
Sospirano all’unisono delusi
“Questo istituto ha metodi antiquati”
Che fare se il “bambino ” dodicenne
dorme da sempre in mezzo ai genitori
o se i suoi pomeriggi passa, indenne,
facendo zapping su tre televisori?
“Che male c’è?” ribattono beati
“In fin dei conti non ci formalizziamo.
Stiamo un po’ stretti ma siamo abituati,
ci resta male se lo allontaniamo….”
“Per la tv ci siamo imposti!
Più di sei ore non gliene concediamo
(dodici il sabato) e costi quel che costi
su questo punto proprio non cediamo!”
Un angioletto di soli quattro anni
sfascia ogni cosa a suon di martellate
“Ma a quell’età è normale fare danni.
Anch’io ne ho fatte tante di bravate…”
C’è poi quella fantastica bambina
che a tutti i suoi parenti dà il tormento
scegliendo per due ore ogni mattina
fra i vari capi del suo abbigliamento….
“Che vuole, ha un gusto innato, un’eleganza!
Queste son doti che vanno coltivate!”
Spiega la mamma con lungimiranza
“E se da grande vuol fare le sfilate?”
C’è chi a sei anni la prima colazione
la fa col biberon da quando è nato.
Ma pure al pranzo della Comunione
lo ingozzerete con l’omogeneizzato?
“Certo, altrimenti lui non mangia niente!
Non c’è promessa, premio o punizione
che serva con un figlio inappetente.
Vuole che rischi la denutrizione???”
I genitori, seri e corrucciati,
dall’altro lato della scrivania
scrutano lo psicologo allarmati
e si sussurrano “E’ matto … Andiamo via!”
Lo psicologo, affranto e annichilito,
a malapena riesce a balbettare
“Il counseling non è ancora finito!”
Ma non c’è più nessuno ad ascoltare…
Di Antonella Bianchi, psicologa, psicoterapeuta, servizio counseling per i genitori istituto Ortofonologia, Roma
Tratto da Babele, periodico quadrimestrale dell’Associazione Sammarinese degli psicologi (RSM) anno VI – n. 28 settembre-dicembre 2004
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